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.fit to fit prêt à porter

Gambali estetici

  Gli gambali di ProtesWear sono studiati per rendere la vostra protesi estetica, piacevole a vivere. In interno, all'esterno. Da voi, altrove, alla campagna, alla spiaggia. Quale sia visibile o no!...
 
  Gambali che non cercano di imitare un membro perso. Fatte in Lycra, frantumano perfettamente la forma di una protesi tibiale. Gambali che darà alla vostra protesi un aspetto proprio, personalizzato… alla vista e al contatto. E potete cambiarne come vi cambiate o iniettarlo in modo permanente nella resina.
  Iniettarlo in modo permanente nella vostra protesi - vedere gli gambali in rayonne-élastane (la foto a destra)
La cronistoria
 

Due modi per personalizzare la vostra protesi:

1. Scegliete nella nostra Collezione gli gambali che desiderate comandare.
2. Volete Stampare direttamente sulla vostra protesi. Vedete come procedere...
 
Edito: La Cronistoria
24 anni fa, alla fone d'una notte di primavera australe perdevo la mia gamba su un'autostrada australiana. Alla sveglia, sul mio letto di dolore all'ospedale, il mio secondo pensiero fu che non conoscerei più mai l'amore. Avevo torto. conobbi ancora l'amore. Ed io appresi anche, con il mio piede valido, di un movimento agile a coprire il mio troncone, nascondere quest'assenza, evitare che il mia amore ne soffre - ed io dunque?. Una sera un'amica cara mi chiese di vedere questo troncone terribile. Eravamo nudi, seduti di fronte a faccia in sarto e io piangevo a strappi bollenti, incontrollabili, durante dieci minuti. Fu la prima e l'ultima volta. Sapevo soltanto troppo che ero responsabile di questo stato. Come tutto il mio percorso mi aveva condotto li. Piangere è sentire al' più profondo la sua impotenza totale in fronte dalla cattiveria subito? la sua innocenza brutalizzato dalla violenza ingiusta del mondo? … e non sono più innocente… e ne non voglio al mondo.
Fino all'età di 40 anni io crudi che era il mio cuore, la mia mente, la mia anima che si doveva gradire, non compievo alcuno sforzo vestimentario o di presentazione. All'altro di apprezzare, comprendere, la mia reale bontà, di riconoscere in qualche seconda il gentiluomo che ero dentro. Il mio corpo si era ispessisce, i miei muscoli rammolliti, il mio viso bouffi. "Bonne" (grassa) "chair" ed alcool. In questa capitale francese ai costumi competitivi, dove avevo cresce, di cui conoscevo così perfettamente le norme, apparivo allora come un povero mitomane. Per loro erano giusto un altro "loser" (con il mio handicap per prova, come risultante logico). Non difficile allora di cancellarmi di questo breve "repertorio degli amici" - Di tipo di cui devono accontentaresi la maggior parte dei parigini - una "fatalité de la fortune" condivisa da molto degli abitanti di mégapoles (visioni urtati, selettivi, paranoaici, controproducenti, di cui poco si emancipa mentre partecipano tuttavia di un ambiente ai possibili tanti ricchi di qui e del resto)… Io dovuti rendermi all'evidenza, avevano certamente ragione (indipendentemente dai miei): non conoscevo più l'amore, grosse déprime existentielle...
Allora io riappresi l'importanza del corpo, quest'intimità essenziale con quest'energie che ci animano. Infine, apprezzavo a il suo giusto(?) valore la "tirannia" del corpo. Lavoro sottile, così semplice, da rimettere ogni giorno sul tavolo, con, per sola (?) "ricompensa", questo piccolo piacere (comparato con i grandi desideri di insoddisfatti) di essere in forma, agile e flessibile - intelettualmente se non fisicamente. Gustare le gioie del transitorio (così sistematica siano queste piccole gioie). Considerare questa piccola vibrazione interna, primordiale: vivere… Praticavo un Tai-chi ridotto, l'astinenza alle droghe ed i viaggi alle lunghe corti (né troppo lunghi né troppo brevi). Io appresi a vestirlo, il corpo leggero e sopportando, in accordo con il mio modo di pensiero. E con la qualità della vita, ritornò l'amore. L'amore degli altri, l'amore di essere. La mia protesi invece non rifletteva questo stato d'animo. Sulle spiagge o in sarong, con amici (che), in tutti questi momenti in cui era visibile, non appariva tanto come un peso morto, una freddezza inutile, soltanto semplicemente: Incongrua. Avevo riappreso a vivere in accordo con il mio corpo ma questa protesi diceva “una caratteristica strana" in me, una causa di paura. Mi occorreva "smussata-la" della mia gamba valida, il mio piede familiarmente sostenere contro la resina, integrarla al mio spazio vitale - al prezzo di contorsions al limite del comodo per riassicurare le altre - o riassicurarla io stesso… Molta energia, di pensieri, occupate da quest'oggetto mentre una presentazione diversa, un riconoscimento (?) della sua presenza, banalizzandone la sua presenza, umanizzerebbe, il suo utilizzo.
Sono cominciato con alcune "tatouages", disegni al feltro sulla mia protesi. Incoraggiato da Iris della società Proteor, cercavo un sistema, rendere tollerabile se non piacevole, questi strati di resine vetrificati su fibra di carbonio. Non volevo semplici calzini prolungati o anche di fondi che non avrebbero fatto che nascondere la protesi, o peggio ancora: di imbrogliare l'occhio. Imitazione di pelle, di peli, alluci, chiodi, che la renderebbe tanto più obseno. Feci qualsiasi tipo di prove, di disegni che modellano le forme, di stili di gambali… In corso di strada incontravo alcuni professionisti che mi incoraggiarono quindi mi aiutarono a concretizzare. Ne vedete lo risultasse in questo sito Internet (a migliorare certamente ma la ruota è lanciata).
Il più sorprendente quando iniziavo a portare queste gambali furono che di sguardi di pietà costretto, d'imbarazzi, passavo a sguardi di curiosità quindi, fato nuovo, a questa necessità di toccare per comprendere e, dinanzi al leggero morbido del tessile, questa sensazione diffusa di sollievo, chiaramente percettibile, dell'altro - non è così duro, non una rigidità morbosa, piuttosto allegro, non così terribile che quella dunque… Allora l'altro si sente meglio… ed io dunque...
Ho ora dimenticato questo movimento agile del piede degli inizi per nascondere questa assenza…
Ed anche se non sono interamente diventato questo gentiluomo pieno di bontà che aspiravo ad essere (è quello sinceramente possibile?), che almeno delle mie erranze facciate bene uso
:)...
Pascal Viel, il 1/08/07 da Parigi ( blog di Pascal viel ).....
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